Foto Credit: Gazzetta del Sud online
Dai gol storici nelle salvezze in Serie A allo sguardo sul presente: la “Torre Silenziosa” si racconta tra ricordi d’oro e attualità .
C’è un legame speciale che il tempo non riesce a sbiadire, fatto di sudore, di domeniche vissute a lottare su ogni pallone e di un amore viscerale che a Reggio Calabria non si dimentica. Per la storia della Reggina, Emiliano Bonazzoli rientra a pieno titolo tra le leggende del calcio amaranto, posizionandosi con merito al fianco di icone come Ciccio Cozza e Ciccio Barillà .
Centravanti generoso, dotato di grande mole fisica e di un prezioso lavoro da boa che gli valse l’affettuoso soprannome di “Torre Silenziosa”, Bonazzoli ha vissuto in riva allo Stretto uno dei capitoli più intensi e gratificanti della sua carriera. Un’avventura caratterizzata da gol pesanti, attaccamento viscerale alla maglia e salvezze storiche nella massima serie.
Il momento più iconico della sua storia in Calabria rimane impresso a fuoco nella memoria di ogni tifoso lo spareggio salvezza di Serie A del 2003 contro l’Atalanta, in cui segnò la rete fondamentale che mantenne la Reggina nel gotha del calcio italiano. Con 171 presenze e 42 gol complessivi, il gigante amaranto ha fatto sognare un’intera tifoseria. Oggi, da allenatore dell’Under 19 del Renate, si racconta in un’intervista esclusiva che intreccia ricordi indelebili e riflessioni sul calcio moderno. Riportiamo di seguito l’articolo a cura del collega Andrea Baccellieri.
Reggina Oggi: Cambio di Passo, la Spinta del Granillo e la Rincorsa alla Serie C
La Reggina sta vivendo un nuovo corso con la presidenza Lotito: secondo lei è la figura giusta per riportare finalmente gli amaranto nei grandi palcoscenici del calcio italiano?
«Lotito? Può essere una figura perfetta ed importante per riportare la Reggina a palcoscenici importanti. Lui può aiutare una città in questo momento molto soffarente che non vede il professionismo da un po’ di tempo.»
Area tecnica rinnovata con Giancarlo Romairone e Marco Marchionni in panchina: che impressione le fa questa coppia per la Serie D e come giudica l’impostazione del mercato?
«Con Marco Marchionni siamo stati compagni di squadra: lui è una persona eccezionale e penso che sotto il profilo umano darà una grandissima mano ai ragazzi per affrontare un campionato complicato come può essere il Girone I. In Serie D ha fatto bene, in Serie C anche, ed il suo curriculum parla per lui. Romairone? Ha un mare di esperienza nei professionisti, il binomio per fare il salto di categoria è dei migliori. Sul mercato dico che c’è stato un reset totale: ci sono tantissimi nomi nuovi ed un blocco importante di giocatori è stato cambiato. Si dovrà fare bene e c’è tutta l’intenzione di farlo.»
Cosa non ha funzionato secondo lei nei tre anni della precedente gestione? Cosa serve per fare finalmente il salto dai dilettanti ai professionisti?
«Negli ultimi tre anni ho seguito abbastanza tramite amici e componenti della società (Adejo, Barillà , Ragusa) ed il pensiero comune, soprattutto tra i tifosi, era quello della mancanza di continuità e della presa di decisioni forti da parte della precedente società .»
Quanto può incidere il calore del “Granillo”? Negli anni d’oro era un vero fortino: quanto conta la spinta della Curva Sud per spingere gli amaranto verso la Serie C?
«Giocare a Reggio non è mai semplice. Quest’anno c’è stato un cambio importante ed il tifoso adesso vuole crederci insieme a tutta la società . Il calore del pubblico si farà sentire, lo vedrete: a Reggio il pubblico è davvero il dodicesimo uomo in campo.»
I Ricordi in Amaranto: Tra Magia e Salvezze Storiche
Nel 2009 è ritornato a vestire la maglia della Reggina a sei anni di distanza dalla prima volta: cosa la spinse a tornare a Reggio Calabria?
«Nel 2009 tornai per affrontare la Serie B con un progetto importante da parte del presidente Lillo Foti, per tornare subito in Serie A. Purtroppo sappiamo tutti com’è finita, le cose non vanno sempre bene nonostante avevamo una grande squadra (con calciatori come Cacia e Volpi). Io di Reggio avrò sempre un bellissimo ricordo, nonostante gli alti e bassi, e tornai soprattutto perché Reggio per me è come una seconda casa.»
Parlando della sua esperienza amaranto: qual è il ricordo o il gol che custodisce con più affetto? C’è una rete in particolare che definisce la più bella o la più importante?
«Il gol più importante? Quello lì nello spareggio contro l’Atalanta che ci permise di rimanere in Serie A. Tutti i tifosi che erano al seguito a Bergamo e tutti coloro che ci aspettavano a Reggio ci hanno fatto vivere delle emozioni incredibili. Il gol più bello? Lazio-Reggina all’Olimpico in rovesciata.»
Mazzarri è stato il regista dell’impresa della penalizzazione (-11): ci racconta che tipo di allenatore è stato per lei? C’è anche un aneddoto divertente che ricorda con un sorriso?
«Mister Mazzarri è un allenatore abbastanza burbero e diretto, ma soprattutto genuino. Le cose le dice direttamente al giocatore, senza giri di parole. A quei tempi aveva tre o quattro idee che inculcava ai giocatori, ma sapevamo sempre cosa fare. L’ansia lo contraddistingueva: chiedeva spesso un feedback alla squadra per sapere se stavamo lavorando bene. Mi ha insegnato tanto, gliene sarò per sempre grato.»
Visione Globale: La Panchina, gli Attaccanti e la Nazionale
Oggi vive il calcio da allenatore: cosa cambia nel passare dal campo alla panchina, qual è il bagaglio che si porta dietro e a chi si ispira?
«Da giocatore ad allenatore c’è un mare. Quando sei in campo si lavora molto sul proprio io e sul stare bene atleticamente e psicologicamente. Quando sei allenatore, invece, devi pensare allo staff, ai tuoi ragazzi e bisogna fare moltissimo. Oggi, allenando l’Under 19 del Renate, sto cercando di portare loro tutto quello che ho imparato nelle mie esperienze da calciatore.»
Quanto è cambiato il calcio italiano negli ultimi anni? Oggi manca un Emiliano Bonazzoli nei reparti d’attacco italiani?
«Il calcio è cambiato, è cambiato tanto. 25 anni fa era tutto diverso, ogni anno si evolve. Quando giocavo in Serie A c’erano dei bomber di altissimo livello come Inzaghi, Iaquinta, Vieri, Toni, Del Piero, Gilardino: attaccanti fortissimi. Mancano giocatori di quel profilo. I giovani che salivano in prima squadra ed avevano la fortuna di giocare con loro imparavano tantissimo. Nella mia carriera ho avuto la fortuna di imparare da Hubner e Marco Di Vaio; oggi i giovani hanno giocatori diversi da cui imparare, non paragonabili ai nomi sopracitati.»
Cosa ne pensa della Nazionale italiana? A cosa deve appigliarsi la Federazione per far ripartire il motore?
«Non essendo dentro non è facile capire, è tutto un po’ in confusione. Ci sono dei problemi, questo è fattuale. Ci vuole un’unità d’intenti e bisogna lavorare affinché l’Italia ci sia tra quattro anni. I giovani bravi ci sono, ci vuole tempo per farli esplodere e per metterli in pianta stabile in prima squadra. L’importante è remare tutti dalla stessa parte, essere positivi e affiatati senza pensare solo al proprio io. Delle mie esperienze azzurre, il ricordo più bello è la presenza in Nazionale con l’Under 21, la porterò per sempre nel cuore.»
Serie A? Un pronostico per il campionato?
«L’Inter è ancora più avanti delle altre, ma dalla prima alla nona sarà una bella lotta. Sono cambiati allenatori, sono arrivati tanti calciatori e sarà una bellissima battaglia. Il Como ha fatto un bel percorso, ma quest’anno c’è la Champions ed inciderà molto sulle prestazioni delle prime quattro della scorsa stagione.»