Foto Credit: Livorno 24
In vista del sentitissimo derby di Serie C tra Spezia e Livorno, definito anche “derby del Tirreno”, ad accendere la vigilia sono le dichiarazioni al veleno del tecnico amaranto Cristiano Lucarelli. Ai microfoni de La Gazzetta dello Sport, l’ex bomber ha sollevato una questione profonda sul senso dello sport e sulla gestione dell’ordine pubblico, criticando apertamente la decisione di vietare la trasferta ai tifosi del Livorno.
La stoccata alle autorità e l’accusa sulla disparità con le competizioni europee
Lucarelli non le ha mandate a dire, usando toni provocatori nei confronti delle autorità locali e istituzionali:
“Se rinasco voglio fare o il questore o il prefetto. Prendo il mio stipendio, non vado a cercare rogne, tengo tutti a casa e ho fatto il mio lavoro. Poi ci sono le coppe europee, arrivano tifosi da fuori a fare danni nelle nostre città ma divieti lì non li vedo..”
Con queste parole, la riflessione di Lucarelli tocca un nervo scoperto nel panorama calcistico italiano. Il calcio nasce e vive per la gente appassionati, famiglie e bambini che chiedono solo di poter vivere la domenica di sport in sicurezza e tranquillità. Impedire ai tifosi di seguire la propria squadra in un appuntamento cruciale come il derby di Serie C appare spesso come una soluzione di comodo, una misura punitiva che penalizza la maggioranza civile anziché garantire la sicurezza attraverso un’organizzazione adeguata.
Le esternazioni del tecnico non sono però passate inosservate nei palazzi del potere sportivo. La Procura Federale della FIGC ha infatti aperto un fascicolo nei confronti di Lucarelli per verificare eventuali violazioni del Codice di Giustizia Sportiva nello specifico gli articoli legati ai doveri di lealtà, correttezza e al divieto per i tesserati di esprimere giudizi lesivi della reputazione delle istituzioni. Un atto dovuto che rischia ora di tradursi in una sanzione per l’allenatore amaranto.