Foto Credit: Pasquale Garreffa
Ci sono giocatori che passano da una squadra. E poi ci sono quelli che, con il tempo, finiscono per diventare parte della sua identità.
Momo Laaribi è uno di questi.
Marocchino di nascita, reggino per scelta. Il rapporto tra il centrocampista classe 1993 e la Reggina, stagione dopo stagione, ha assunto una dimensione che va oltre il campo. Lo raccontano le sue parole, le sue emozioni e, soprattutto, le sue scelte.
L’ultima, forse, è stata la più significativa. Quando il contratto era arrivato alla scadenza, le alternative non mancavano. Laaribi avrebbe potuto guardarsi intorno e scegliere una nuova destinazione, ma ha deciso di aspettare la Reggina fino all’ultimo. Ha accantonato altre possibilità, lasciando aperta quella porta che, alla fine, si è nuovamente spalancata.
Il 29 luglio è arrivato il rinnovo fino al 30 giugno 2027. Sarà la sua terza stagione consecutiva in amaranto.
Poi è arrivata la fascia. Momo Laaribi è il nuovo capitano della Reggina.
Un’investitura che, nel suo caso, assume un significato particolare. Perché quella fascia non viene affidata soltanto a un calciatore di esperienza, ma a un uomo che ha scelto di legare il proprio percorso a questi colori.
Essere capitano significa rappresentare lo spogliatoio, assumersi responsabilità, essere un punto di riferimento nei momenti belli e soprattutto in quelli difficili. Ma per Laaribi quella fascia ha un peso diverso. È quella della squadra che ha imparato a sentire sua.
Lo si è capito in più di un’occasione. Al primo gol con la maglia amaranto arrivarono le lacrime. E le lacrime sono tornate anche in diverse partite, indipendentemente dal risultato. Gioia, delusione, tensione: emozioni che spesso sul campo rimangono nascoste, ma che con lui sono diventate parte del racconto.
Sono proprio questi dettagli a spiegare perché il suo rapporto con Reggio sia diventato così speciale. La regginità, in fondo, non è soltanto una questione di nascita. Può essere anche una scelta, un sentimento che si costruisce nel tempo. Può nascere su un campo da calcio e diventare qualcosa di più.
Laaribi ha scelto Reggio quando avrebbe potuto scegliere altro. E oggi Reggio ha scelto lui come capitano. È un cerchio che si chiude e, allo stesso tempo, l’inizio di una nuova storia.
Perché adesso quella maglia non sarà soltanto da indossare. Sarà da rappresentare.
Con una fascia al braccio, davanti a una città che in Momo Laaribi ha trovato non soltanto un centrocampista, ma uno dei suoi uomini amaranto.
E forse è proprio questo che rende speciale il calcio: il momento in cui un giocatore smette di essere semplicemente un giocatore e diventa parte di una storia che, ormai, non appartiene a più soltanto a lui.