Foto Credit: Profilo Facebook di Valentina Giannettoni
Dalla Serie A alla Reggina, con la macchina fotografica come strumento per raccontare il calcio e i suoi protagonisti. È il percorso di Valentina Giannettoni, fotografa sportiva e giornalista pubblicista, nata a Empoli ma legata a Reggio Calabria anche per le proprie radici familiari.
Vice direttrice e fotografa di A Punta di Penna, testata alla quale collabora dal 2018, Giannettoni è iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Calabria dal 2020. Nel suo percorso professionale ha vissuto anche quasi tre anni a bordo campo in Serie A, prima di conciliare l’attività con la maternità e le esigenze familiari.
Segue la Reggina dal 2019 e nel corso della sua esperienza ha avuto modo di fotografare importanti protagonisti dello sport, della politica e della vita pubblica. Un percorso che l’ha portata anche a confrontarsi con il tema della presenza femminile nel calcio e con una convinzione precisa: a dover parlare devono essere soprattutto il lavoro, le capacità e il merito.
Qual è il calciatore più importante che ha fotografato?
«Senza ombra di dubbio Gianluigi Buffon. È il nome che metto al primo posto tra i calciatori che ho avuto occasione di fotografare».
L’obiettivo di Giannettoni non si è fermato però al mondo del calcio. Nel corso della sua attività ha incontrato e fotografato anche diversi protagonisti della politica italiana, appartenenti a schieramenti e percorsi differenti.
E tra i personaggi del calcio e della politica?
«Posso citare Adriano Galliani, Giorgia Meloni, Guido Crosetto, Antonio Tajani e Rosy Bindi. Il mio lavoro mi ha permesso di fotografare personalità con percorsi e appartenenze differenti».
Il rapporto con la politica entra anche nel racconto delle figure femminili che hanno lasciato un segno nella storia pubblica. Giannettoni si riconosce nelle idee di centrodestra e individua in donne appartenenti a epoche e contesti diversi alcuni dei suoi principali riferimenti.
Lei si riconosce nelle idee di centrodestra. Quali donne considera figure importanti della storia pubblica?
«Nilde Iotti e Giorgia Meloni sono due nomi che citerei senza esitazione. Guardando al Regno Unito, Margaret Thatcher e, sul piano della storia istituzionale, la regina Elisabetta II. Nel giornalismo, Oriana Fallaci. Sono figure molto diverse, ma il punto per me è questo: il loro valore prescinde dall’essere donne».
Un principio che Giannettoni collega direttamente anche al tema delle quote rosa e, più in generale, al modo in cui una donna dovrebbe essere valutata nel proprio percorso professionale.
È questa convinzione alla base della sua contrarietà alle quote rosa?
«Sì. Credo che una donna debba arrivare al vertice perché vale, perché è preparata e perché dimostra di saper svolgere quel ruolo. Non perché debba occupare una posizione in quanto donna. Su questo principio baso anche la mia carriera fotografica e giornalistica: voglio che siano valutati il mio lavoro, le mie capacità e il mio impegno».
Una posizione che assume un significato particolare in un ambiente come quello calcistico, dove la presenza femminile continua a confrontarsi con un contesto prevalentemente maschile.
Quanto è difficile affermarsi come donna in un ambiente come il calcio?
«È un contesto nel quale mi trovo spesso a lavorare tra uomini e nel quale mi sono sentita a volte ostacolata. Chiedere che conti il merito significa anche chiedere che una donna abbia la possibilità di dimostrare quanto vale, senza pregiudizi. Le opportunità devono permetterci di competere e i risultati devono essere giudicati per la loro qualità».
Nel suo lavoro, però, Giannettoni non separa la fotografia dall’attività giornalistica. Due dimensioni che considera parte della stessa esperienza professionale e che, nel suo caso, si sono sviluppate parallelamente.
Lei rivendica anche la possibilità di essere, insieme, fotografa e giornalista. Perché?
«Perché entrambe le attività mi appartengono. Nella mia esperienza incontro ancora resistenze all’idea che un fotografo possa essere anche giornalista. Succede a Reggio, ma è una mentalità che ritrovo anche oltre il contesto locale. Il fotogiornalismo racconta i fatti attraverso le immagini: non vedo una contraddizione tra fotografare e fare informazione. Mi piacciono entrambe le attività e credo che possano essere svolte con sacrificio e passione, a Reggio Calabria come nel resto d’Italia».
Dietro il percorso professionale c’è infine una componente personale alla quale Giannettoni attribuisce un valore particolare. Quando parla delle persone che hanno accompagnato il suo cammino, il primo pensiero va alla famiglia e, in particolare, ai suoi suoceri.
A chi sente di dovere di più nel suo percorso?
«Ai miei suoceri, Agata e Antonino Mammì. A loro sento di dovere tutto. Sono punti di riferimento fondamentali nella mia vita e il loro sostegno ha un valore enorme per me, sul piano personale e professionale. Quando racconto il mio cammino, non posso separarlo dalla riconoscenza che provo verso di loro e, naturalmente, verso mio marito Filippo».
Tra fotografia, giornalismo, calcio e famiglia, il percorso di Valentina Giannettoni continua a svilupparsi dentro e fuori dal bordo campo. Un’esperienza nella quale la macchina fotografica diventa uno strumento per raccontare ciò che accade, mentre il lavoro giornalistico completa una professione costruita nel tempo attraverso passione, impegno e continuità.