Foto credit: Pasquale Garreffa
Simone Giacchetta, ex capitano ed ex responsabile dell’area tecnica della Reggina nonché apprezzato direttore sportivo capace di compiere un eccellente lavoro portando anche la Cremonese in Serie A è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Zona Amaranto” su CityNow. Nel corso del suo lungo intervento, Giacchetta ha ripercorso i momenti indimenticabili del suo passato amaranto, ha analizzato il presente della squadra e ha espresso il suo pensiero sulla forza della società e sull’entusiasmo della piazza.
Il calore del tifo e il legame con la cittÃ
L’ex capitano amaranto mette in risalto la straordinaria identità collettiva che la Reggina ha saputo fondare nel corso del tempo, evidenziando come il club rappresenti ben più di una semplice squadra di calcio. La Reggina si conferma un fondamentale punto di riferimento sociale e un fondamentale punto d’unione per tutta la città . Attraverso una passione travolgente e viscerale, la tifoseria dimostra un senso di appartenenza incrollabile, capace di ricompattare un’intera città attorno ai propri colori e di riempire nuovamente gli spalti dello stadio con un entusiasmo autentico e contagioso
“Per quello che ho vissuto allo stadio, posso dire che è la solita Reggina, quella che aggrega, che sa trascinare, l’ha dimostrato anche in passato e lo sta dimostrando adesso. C’è grandissima fame di calcio, c’è voglia di essere uniti attorno a qualcosa che ci rappresenti al meglio. La Reggina è stata sempre questa e sarà questa anche in futuro. Allo stato attuale da super squadra qual è aggrega tanti tifosi che con piacere ritornano allo stadio”.
Il passato glorioso e la forza del presente
L’ex bandiera amaranto riflette con grande lucidità sull’importanza della memoria storica, riconoscendo il valore inestimabile della tradizione e dei traguardi raggiunti dal club nel corso degli anni. Tuttavia, invita tutto l’ambiente dai tifosi agli addetti ai lavori a spostare il focus sul percorso attuale evitando paragoni continui con un glorioso passato. Ricordare le grandi imprese è doveroso, ma pretendere che la squadra odierna ne porti costantemente il peso rischia di trasformare l’orgoglio in una zavorra mentale. Per affrontare al meglio la stagione è fondamentale sostenere con entusiasmo il gruppo attuale e valorizzare una proprietà solida, garantendo ai calciatori la tranquillità necessaria per esprimersi sul campo senza schiacciarli sotto la responsabilità della storia.
“I continui riferimenti al passato, fanno parte di una bellissima storia e la storia non la puoi togliere né dimenticare. Però in questo momento credo sia più opportuno parlare del presente visto che è un presente positivo, bisogna essere contenti di avere una proprietà di questo tipo, bisogna essere vicini alla squadra, sostenere i calciatori, l’ambiente, perché far pesare la storia a questi giocatori oggi rischierebbe solo di metterli in difficoltà . Vestire la maglia della Reggina significa rappresentare una storia ovunque, va gestita bene, ma questi ragazzi vanno aiutati ad alleggerirsi da questa responsabilità ”.
Dal fascino del club ai momenti storici: la memoria di un capitano
L’analisi di Simone Giacchetta spazia su più livelli, mettendo in luce quanto la presenza di una proprietà forte e autorevole sia il vero valore aggiunto per attrarre tesserati e ambire a traguardi ambiziosi, paragonando con efficacia l’impatto di un progetto solido a quello delle più grandi potenze del calcio internazionale. Nella seconda parte della sua riflessione, l’ex capitano apre lo scrigno dei ricordi personali e ripercorre le tappe salienti e più emozionanti vissute con la maglia della Reggina dalla storica e indimenticabile prima promozione in Serie A conquistata sul campo del Torino, fino al match di battesimo nella massima serie contro la Juventus, senza tralasciare le sofferenze dei primi anni e il fondamentale gol ad Ischia che evito una drammatica retrocessione. Infine, Giacchetta rende un commosso omaggio a due figure chiave della sua crescita professionale e umana, ovvero Enzo Ferrari e Franco Colomba, riconosciuti come i due allenatori determinanti per il salto di qualità definitivo e la sua consacrazione nel calcio di alto livello.
“La proprietà è determinante. Se ti chiama la Reggina di Lotito è come se ti chiamasse il Manchester City della Serie D, non puoi dire di no. Vai a vivere potenzialmente una stagione da protagonista, per vincere e vai in una città importante che si immerge, vive di calcio.I ricordi più belli? C’è sempre Torino, sia per il finale dell’ultima giornata di Serie B che ci regalò la storica promozione in A, sia la prima in Serie A contro la Juventus. E poi ricordo il percorso dei primi due anni difficilissimi a Reggio, quella vittoria con un mio gol ad Ischia che evitò la retrocessione in C2 e forse anche il peggio.I due allenatori che voglio ricordare perché lo meritano sono Enzo Ferrari e Franco Colomba. Uno mi ha fatto svoltare e l’altro mi ha consacrato”.