La prestazione in casa contro la Vibonese lascia un forte senso di amaro in bocca all’ambiente amaranto. Ci si aspettava una reazione d’orgoglio e di riscatto dopo le recenti battute d’arresto patite contro il Trapani e contro l’Igea Virtus in Coppa Italia Serie D, ma il campo ha restituito l’immagine di una squadra ancora bloccata e priva della necessaria brillantezza.
Le parole di mister Marchionni evidenziano in maniera lucida tutte le difficoltà emerse nell’arco dei novanta minuti. Nonostante una veste tattica a trazione anteriore nel finale di gara, la Reggina è risultata confusa e incapace di sfruttare perfino la superiorità numerica, senza mai creare pericoli reali verso la porta avversaria. Il dato più preoccupante riguarda proprio la manovra offensiva: accumulare attaccanti sul terreno di gioco non è bastato a colmare la mancanza di idee e la perdita di lucidità nelle scelte di passaggio. Per Marchionni e i suoi ragazzi si prospetta un lavoro profondo, soprattutto dal punto di vista mentale e tattico, per ritrovare al più presto fluidità di gioco e concretezza sotto porta.
Le dichiarazioni di mister Marchionni
Analisi della partita e prestazione della Reggina
Mister Marchionni va dritto al punto senza cercare alibi la delusione è doppia perché riguarda sia il verdetto del campo sia l’atteggiamento espresso dalla squadra.
Il tecnico individua con precisione il principale limite emerso fin dai primi minuti di gioco la prevedibilità. Cercare in maniera ostinata e sistematica la profondità diretta, anziché manovrare la palla e variare la costruzione dell’azione, ha reso il compito dei difensori avversari decisamente più agevole. Quando una squadra si ostina su un unico binario di gioco, perde l’elemento sorpresa e finisce per ingolfare la propria manovra.
Questa ammissione evidenzia come la Reggina abbia affrontato l’avvio di gara con poca lucidità tattica, faticando a leggere le scalate difensive della Vibonese e finendo per regalare agli avversari il controllo dei ritmi del match. Un difetto d’approccio su cui il mister dovrà lavorare fermamente per evitare che la squadra diventi leggibile anche nelle prossime uscite.
“Sono scontento sia per il risultato che per la prova. Non siamo stati bravi all’inizio, a differenza di altre volte cerchiamo la profondità e questo ci rende prevedibili”
L’analisi del momento: condizione fisica e tenuta difensiva
Nelle sue parole, il tecnico prova a disinnescare l’allarme psicologico legato ai recenti passi falsi, escludendo che le sconfitte con Trapani e Igea Virtus abbiano lasciato contraccolpi morali. Marchionni sposta piuttosto l’attenzione sul peso specifico degli impegni ravvicinati e sul valore degli avversari incontrati, sottolineando come la Vibonese occupi le vertici della classifica e rappresenti un test d’alto livello.
Al tempo stesso, l’allenatore trae una nota di conforto dalla prestazione del reparto arretrato. Nonostante la giornata complessa dal punto di vista del risultato e della manovra, la fase difensiva della Reggina ha tenuto botta, subendo meno rischi rispetto ad altre uscite come quella contro l’Igea Virtus. Un segnale che, secondo Marchionni, dimostra come la struttura della squadra rimanga solida, anche se occorrerà ritrovare al più presto le energie fisiche e la brillantezza mentale necessarie per fare la differenza.
“Le sconfitte non hanno lasciato scorie, le prime cinque partite sono state dispendiose. Affrontando grandi squadre, la Vibonese è seconda, poi l’Igea e il Trapani. Stiamo affrontando squadre toste, ma oggi loro non ci hanno creato grossi problemi dietro, forse l’Igea ci aveva creato più problemi”.
Troppa confusione tattica: il nodo del reparto avanzato
L’analisi del tecnico punta l’attenzione sul vero tallone d’Achille della prestazione la mancanza di lucidità negli ultimi trenta metri. Marchionni mette in luce un paradosso frequente nel calcio aumentare il numero di attaccanti sul terreno di gioco non equivale automaticamente a produrre più palle gol.
Nonostante le mosse tattiche per abbassare la linea difensiva della Vibonese e il passaggio a un attacco a quattro punte, la squadra è risultata caotica e priva di trame pulite. Invece di occupare e aggredire gli spazi vuoti, la Reggina si è intestardita nel cercare tracciati in profondità prevedibili, finendo per intasare l’area di rigore e rendendo inoffensive le proprie bocche di fuoco. L’isolato inserimento di Baggi sul cross di Toscano è rimasto un episodio sporadico in una finale di gara in cui è mancata la capacità di leggere i momenti del match e servire le punte con tempi e modi adeguati.
“A differenza di altre partite, siamo stati confusi in area. Non abbiamo liberato lo spazio giusto per fare male alla Vibonese, abbiamo pensato di più a fare male in profondità e non nello spazio”.
“Abbiamo giocato con quattro attaccanti nel finale e non abbiamo fatto un’occasione da gol. Dobbiamo cercare di mettere gli attaccanti a proprio agio, quindi leggere le giocate e le situazioni. Abbiamo pensato che mettere i tre attaccanti puri poteva fare scendere la loro linea, l’unica situazione era quella che Baggi si inseriva in mezzo e poi per il traversone di Toscano”
Le mosse dalla panchina e il nodo della gestione del possesso palla
Marchionni affronta con grande pragmatismo la questione relativa alle sostituzioni fatte a gara in corso, consapevole di come i giudizi sui cambi siano spesso condizionati unicamente dall’esito finale del match.
La nota critica dell’allenatore si concentra però sul vero problema di fondo riscontrato sul terreno di gioco una circolazione di palla troppo lenta e macchinosa. Senza un palleggio rapido e fluido, le contromosse tattiche pensate dalla panchina perdono di efficacia, poiché la squadra non riesce a muovere il blocco difensivo avversario né a creare le giuste crepe per metterlo in crisi. Un passaggio fondamentale che dimostra come, al di là degli uomini scelti o inseriti a partita in corso, a mancare sia stata la capacità collettiva di imporre ritmo e qualita al possesso palla.
“Chiaramente, avessimo ottenuto il risultato, sarebbero stati azzeccati. In questo momento non siamo stati bravi a muovere la palla e mettere gli avversari in difficoltà”.
il cambio Lancini-Rosario: la scelta per alzare il baricentro
Marchionni motiva con estrema schiettezza il cambio tra Lancini e Rosario, spiegando come la decisione sia nata da una precisa esigenza di campo la necessità di alzare il baricentro della squadra. L’avvio di gara ha evidenziato le fatiche di Edoardo Lancini nel supportare la manovra offensiva e nell’accompagnare il blocco squadra in avanti, un aspetto che finiva per schiacciare troppo la Reggina nella propria metà campo.
L’ingresso di Rosario ha invece garantito una spinta diversa e maggiore intraprendenza nella gestione del pallone in uscita. La sua capacità di conquistare metri e far salire i compagni ha dato risposte positive al tecnico, confermando come la scelta di sostituire un elemento d’esperienza sia stata dettata esclusivamente dalla ricerca della giusta fluidità di manovra e da equilibri di gioco da ritrovare al più presto.
“Edo era in difficoltà a fare salire la squadra, Rosario invece ha dato grosse risposte in tal senso”
Superiorità numerica non sfruttata al meglio: la mancanza di cinismo negli ultimi metri
Questo passaggio delle dichiarazioni del tecnico evidenzia l’aspetto più deludente dell’intero match l’incapacità di sfruttare il fattore dell’uomo in più. La Reggina non è riuscita a tramutare la superiorità numerica in un vero e proprio arrembaggio, difettando di cattiveria agonistica, ritmo e, soprattutto, di lucidità nelle scelte tattiche.
Marchionni mette a nudo una lacuna evidente riguardante il cinismo dell’attacco e la gestione di uomini come Magrassi. Schierare un numero elevato di punte risulta del tutto inefficace se la squadra non è in grado di rifornirle con precisione o di liberare l’uomo al tiro attraverso l’ultimo passaggio. La mancanza di conclusioni verso la porta avversaria, unita alla frenesia di voler risolvere la gara senza la dovuta lucidità, dimostra come la squadra abbia perso il filo del gioco proprio nei momenti cruciali della sfida.
“Non abbiamo capito come fargli male, abbiamo fatto poche cose in tal senso”.
“Non abbiamo fatto quel passaggio in più per metterli nelle condizioni di fare gol. Se mettiamo cinque attaccanti e non tiriamo in porta si fa fatica, abbiamo perso lucidità e non siamo riusciti a fare la giocata ideale”.