Reggina deludente, un punto amaro che frena la corsa al primo posto.
Oggi la Reggina aveva un solo risultato a disposizione, un obbligo morale verso la maglia e la classifica: la vittoria. Invece, al triplice fischio, ciò che resta è una prestazione deludente e la sensazione, amara e concreta, di dover dire addio ai sogni di promozione diretta.
La cronaca racconta la solita storia di un’incompiuta: gli amaranto creano gioco, arrivano al limite dell’area, ma sotto porta mancano di quella cattiveria necessaria per vincere i campionati. Si crea tanto, si concretizza zero. Il rammarico è enorme, ma la delusione lo supera: non è solo un pareggio, è la conferma di un limite caratteriale che questa squadra non riesce a superare.
La classifica ora parla chiaro e non fa sconti. La vetta dista sei lunghezze, con il Savoia che vola dopo l’ennesima vittoria e la Nissa che, nonostante il pari di Acireale, resta lontana. Il vero dramma sportivo è che la Reggina, ogni volta che ha avuto l’occasione d’oro per accorciare il distacco e riaprire i giochi, è svanita sul più bello.
È un copione che si ripete e che, quasi certamente, condanna il popolo amaranto a ingoiare l’ennesimo boccone amaro: il quarto anno consecutivo nell’inferno del dilettantismo. Più che un pareggio, quello di oggi somiglia a una sentenza definitiva.