Nel calcio, la risorsa più preziosa non sono i milioni, ma il tempo. Specie quando devi risorgere dalle macerie e hai il dovere morale di restituire dignità a una piazza storica. A Reggio, invece, le lancette dell’orologio sono bloccate. Viviamo in un limbo surreale fatto di annunci mancati, conferenze slittate e decisioni costantemente rimandate al “domani”.
Adesso basta, è l’ora di prendere una decisione. Ora, non tra una settimana.
Questo non è il solito lamento di tifosi impazienti. È un vero e proprio grido d’allarme di tutta la città. Continuare così non è solo fastidioso: sta facendo un danno enorme e concreto al futuro della Reggina.
Gli altri corrono, noi siamo fermi
Mentre la Reggina resta a guardare e continua a rimandare, le altre squadre che vogliono vincere il campionato stanno correndo al doppio della velocità. C’è chi ha già scelto il direttore sportivo, chi ha preso l’allenatore e chi sta già comprando i giocatori più forti per la categoria.
A Reggio Calabria, invece, c’è solo il silenzio. Ogni giorno che perdiamo per colpa di questi blocchi societari è un giorno regalato ai nostri avversari. La Serie D è un campionato durissimo, dove se improvvisi fallisci. Una stagione vincente si organizza a maggio, non a ridosso del ritiro estivo, accontentandosi di quello che resta sul mercato. La Reggina non può permettersi un altro anno buttato via, passato nell’ombra e senza obiettivi.
Serve chiarezza:
Andare avanti alla giornata non funziona più. Questa città ha bisogno di certezze, non di navigare a vista senza sapere dove si va, spegnendo l’entusiasmo dei tifosi e logorando i nervi di tutti.
Il tempo dei rinvii è finito, dottor Ballarino. La Reggina non può più essere ostaggio dei suoi dubbi: il futuro si decide oggi, perché domani sarà già troppo tardi.
di Rocco Buscieti (PianetaReggina)