Foto Credit: Valentina Giannettoni
Fuori dal campo, tra società e spogliatoio
Il déjà-vu tra Nissa e Reggina non riguarda soltanto ciò che accade sul terreno di gioco. C’è un altro elemento che merita attenzione e che passa dalle società, dalle dichiarazioni e da tutto ciò che si muove attorno alle squadre.
La Nissa, nelle ultime ore, ha scelto di intervenire ufficialmente dopo le indiscrezioni relative a una presunta rissa tra calciatori al termine della gara con l’Avola e a possibili tensioni all’interno dello spogliatoio. L’amministratore unico Antonio Marrone e il direttore sportivo Lorenzo Giovannone hanno smentito categoricamente la ricostruzione, respingendo anche le ipotesi di divisioni societarie e ribadendo la piena sintonia tra le diverse componenti del club.
Un comunicato che, per contenuti e tempistica, riporta alla mente quanto accaduto alla Reggina nella scorsa stagione. Il 13 ottobre 2025 il club amaranto aveva infatti reso pubblico un confronto tra proprietà, dirigenza, allenatore, staff tecnico e una delegazione di calciatori. Tra gli argomenti affrontati figuravano anche gli aspetti legati allo spogliatoio, mentre la società confermava la fiducia nel progetto tecnico e nelle proprie componenti.
E forse è proprio questo il punto. In una stagione, soprattutto quando le aspettative sono elevate, ciò che accade attorno alla squadra finisce per intrecciarsi con ciò che accade dentro il campo. Una società non deve soltanto costruire una rosa e affidarla a un allenatore: deve anche gestire aspettative, dichiarazioni, pressioni e tutto quello che accompagna il percorso della squadra.
L’importanza dello spogliatoio
Lo spogliatoio non è un mondo separato da ciò che succede all’esterno. Le voci, le prese di posizione della società e le aspettative della piazza fanno parte della quotidianità di una stagione. E quando un club sente la necessità di intervenire pubblicamente per ristabilire la propria versione dei fatti, significa che qualcosa ha già assunto una dimensione tale da dover essere gestito.
È un aspetto che la Reggina ha conosciuto nella passata stagione e che oggi torna d’attualità con la Nissa. Non è detto che un passaggio del genere abbia automaticamente conseguenze sul campo, né sarebbe corretto sostenerlo senza elementi concreti. Ma è altrettanto difficile pensare che una squadra possa essere completamente impermeabile a ciò che accade intorno ad essa.
Quando le aspettative aumentano, dunque, aumenta anche la responsabilità della società nel proteggere il proprio progetto e nel tenere insieme tutte le sue componenti. Ed è proprio da qui che il confronto tra Nissa e Reggina può spostarsi sul terreno di gioco.
La gestione tattica: l’analisi parallela di Reggina e Nissa
Ma come si sono tradotte sul terreno di gioco tutte queste dinamiche?
Riavvolgere il nastro del campionato 2025/2026 lascia un rammarico profondo: chiudere al 3° posto con 66 punti, a una sola lunghezza dalla Nissa (67) e tre dal Savoia capolista (69), significa aver visto la promozione diretta in Serie C sfumare per dettagli impercettibili.
La prima parte di stagione sotto la guida di Bruno Trocini è stata segnata da un’evidente rigidità concettuale nel suo 4-3-3 / 4-3-1-2. Una manovra di costruzione lenta ed elaborata finiva per spezzare la squadra in due tronconi, rendendola prevedibile di fronte ai blocchi bassi e vulnerabile nelle transizioni difensive. L’arrivo in autunno di Alfio Torrisi ha impresso un cambio di marcia netto nei numeri 2,23 punti di media a partita e soli 15 gol subiti in 26 gare. Il suo 4-3-3 aggressivo, incentrato su pressione alta e riaggressione immediata, ha ridato energia al Granillo. Tuttavia, il meccanismo ha incontrato due ostacoli decisivi: l’assenza di una preparazione estiva specifica, che ha portato a un fisiologico calo atletico a primavera, e una gestione dello spogliatoio rigida, priva della flessibilità necessaria in un contesto già provato dalle vicende extra-campo.
Proprio alla luce di queste difficoltà gestionali, i 66 punti conquistati assumono un valore enorme. Il gruppo e i senatori hanno saputo “fare spogliatoio” da soli, autogestendosi con orgoglio. Tra le pieghe di un’annata complessa, le risposte più nitide sono arrivate dai singoli: Domenico Girasole è stato senza dubbio l’elemento che si è esaltato di più, trasformandosi da pilastro difensivo a miglior marcatore della squadra grazie a reti pesantissime sui calci piazzati; Di Grazia ha garantito quei lampi di classe e uno contro uno indispensabili per spaccare le partite più bloccate, mentre Antonino Barillà si è confermato il leader carismatico fondamentale nel tenere unito il gruppo nei momenti di tempesta.
Mentre la Reggina viveva la sua transizione tecnica e gestionale, la Nissa guidata da Francesco Gaetano ha costruito il 2° posto con 67 punti puntando su un’identità tattica ben definita e continua. L’impostazione di Gaetano si è distinta per un 4-3-3 dinamico, con variante in 4-3-2-1, retto da una mediana a tre capace di abbinare geometria e inserimenti, garantendo densità centrale e schermo davanti alla difesa. Lo sviluppo della manovra ha trovato linfa costante sulle corsie esterne, grazie alle sovrapposizioni dei terzini e all’imprevedibilità degli attaccanti laterali pronti a rientrare verso il campo. Rispetto a un atteggiamento attendista, la Nissa di Gaetano ha mostrato un’aggressività alta orientata sul pallone, rivelandosi un blocco compatto, collaudato e cinico, capace di strappare punti pesanti anche nelle trasferte più insidiose.
Dalla fluidità offensiva alla tenuta della linea: il contrasto tra la Reggina di Marchionni e la Nissa
I primi segnali della nuova stagione 2026/2027 mostrano un quadro radicalmente diverso. La Reggina appare travolgente l’aver svolto l’intera preparazione estiva sotto la guida di Marchionni si nota nella fluidità della manovra. Dopo il 7-0 contro la Digiesse Praiatortora in Coppa Italia, la squadra ha confermato la sua forza in campionato con ben 18 gol realizzati e una porta inviolata che testimonia un equilibrio ritrovato e coperture preventive efficaci. Al contrario, la Nissa sta vivendo un avvio in assestamento: il KO casalingo per 1-3 contro la Nuova Igea Virtus al Tomaselli in Coppa Italia ha evidenziato una squadra ancora imballata dai carichi di lavoro, vulnerabile sulla profondità e alle prese con problemi tattici e ambientali che ricordano da vicino le difficoltà iniziali della Reggina dello scorso anno.
Alla fine, il parallelismo passa da entrambe le dimensioni: quello che accade fuori dal campo e quello che si vede dentro il campo finiscono per incontrarsi. La Reggina lo ha già vissuto, la Nissa lo sta attraversando.